Elezioni, lo stress dei presidenti di seggio. Compensi fermi al 1994

Le elezioni sono ormai passate. Chi ne esce vittorioso e chi ne esce sconfitto. Va bene, son le regole del gioco. Tuttavia, un aspetto particolarmente importante, non viene quasi mai messo in evidenza. Di cosa si tratta?

Il voto è un diritto, lo sappiamo fin da quando eravamo bambini. Per votare si deve prendere la propria tessera elettorale, un documento valido, e recarsi ai seggi. Qui, si viene registrati da uno scrutatore, mentre altri consegnano le schede da portare in cabina, dove si può esprimere la propria preferenza politica. Le operazioni vengono riportate nero su bianco dal segretario e, il tutto viene tenuto sotto controllo dal presidente di seggio.

Componenti seggio "privilegiati"
Eccoci qui al punto. Quando un elettore si reca ai seggi, ha come l'impressione che i componenti della sezione siano lavoratori "privilegiati", pagati con i soldi dei contribuenti per starsene lì a scrivere due numeretti. Pregiudizio, questo, tipico e, allo stesso tempo, lontanissimo dalla realtà.

Prima di tutto è da sottolineare che i componenti del seggio percepiscono circa 4 euro all'ora.

Componenti seggio, la realtà dei fatti
Il lavoro inizia prima per il presidente, che il sabato mattina deve presentarsi al seggio e attendere l'incaricato del Comune che consegna tutto il materiale necessario per le elezioni, comprese le schede elettorali, i verbali, i manuali, le famose matite copiative (se ne perdi una, la sanzione va da 103 a 309 euro) e altri testi dove riportare i dati, che sembrano più dei "Sudoku" livello avanzato. Qui, a seconda delle code, si perdono 2-3 ore.

Dopodiché l'appuntamento è rimandato alle 16 del sabato pomeriggio per l'insediamento del seggio. Ogni presidente arriva a questo momento con molta ansia, perché pensa: "Chissà che scrutatori mi avrà mandato il Comune...". Già. Quest'anno, e si sa che si tratti di una mossa politica, molti Comuni italiani hanno deciso di favorire i disoccupati per il lavoro di scrutatore. Iniziativa meravigliosa, non risolve il problema della disoccupazione, ma dà la possibilità di prendere qualche spicciolo.

Nel 2014 boom di scrutatori inesperti
Ok, ma quali sono le conseguenze? Negli anni passati il presidente di seggio poteva contare su due o tre scrutatori con esperienza, cioè che avevano già svolto tale mansione e magari uno scrutatore nuovo, a cui si spiegava il delicato equilibrio da mantenere per tutto il periodo di lavoro. Gli altri scrutatori potevano aiutarlo e tutto si svolgeva, bene o male, secondo manuale.

Cosa accade quando il Comune "benefattore" fornisce il presidente di tre o tutti scrutatori nuovi, alle prime armi, che non sanno minimamente di cosa si tratti? E se, come è accaduto per le recenti elezioni europee, il presidente di seggio si trovasse con una scrutatrice, alla sua prima esperienza e con un età di 79 anni, cosa potrebbe farle fare? Un disastro.

Dopo aver compilato dati e moduli, firmato e timbrato circa duemila schede (ad esempio, nel caso di due consultazioni), si fanno le 19 del sabato e si va a casa.

Domenica si vota, speriamo bene
Domenica mattina, grazie all'Election Day, ci si alza alle 05 perché gli elettori devono poter votare già alle 07. Si trascorre un'intera giornata con la mente sempre vigile, in modo tale che tutto vada bene, che gli elettori prendano le schede giuste, che votino in cabina, che poi inseriscano le schede nella scatola giusta, che riconsegnino le importantissime matite e che riprendano il proprio documento.

Operazioni facili da gestire se venisse a votare un cittadino alla volta. Ma non è così, spesso si accavallano 4-6 persone nel seggio, come schegge impazzite impegnate nella creazione del caos.

L'elettore e la propensione alla creazione del caos
Ognuno decide da solo cosa fare, chi prende il documento dell'altro senza aspettare che venga consegnato dagli scrutatori, chi lascia una scheda o la matita in cabina, chi si intasca la matita e se ne va, chi apre la scheda sul tavolo dei documenti chiedendoti tutte le infinite possibilità di voto, chi accompagna un parente non autosufficiente e pretende di entrare con lui in cabina senza l'indispensabile certificato, chi offende l'operato dei componenti del seggio, chi, nonostante riceva diversi "buongiorno", "salve", "grazie", maleducatamente non risponde, chi dichiara che scrutatori e presidente siano lì per fare "brogli", chi dice che poi vengono cancellati i voti sulle schede, chi vuole votare con la propria penna, chi si registra e poi vuole che sia messo a verbale che non ha votato, chi suggerisce voti da una cabina all'altra, chi si tiene il cellulare in cabina e poi lo fa squillare, chi si lamenta perché è in coda da tre minuti, chi entra sbuffando perché ce l'ha con il Governo, con il politici, con lo Stato, mentre i componenti dei seggi sono dei poveri "cristi" sottopagati e sfruttati.

Insomma, la domenica trascorre sul filo della tensione, dell'ansia e dello stress.

I timori del presidente di seggio
Il presidente, ad ogni elettore che entra, teme che una matita copiativa possa sparire (ricordiamo, multa di 103-309 euro) o che alla fine, all'apertura degli scatoloni, possa risultare una scheda in meno o in più, perché qualcuno non ha votato correttamente, perché non preso le schede, o per mille altri motivi, magari perché mentre era fuori dal seggio (ai servizi, a prendere un caffè, a mangiare un panino) lo scrutatore inesperto è andato nel panico, commettendo errori. Se non quadrano i conti, non si esce dal seggio, anche fino all'alba.

Dopo 16 ore, stanchi, spossati... pure lo scrutinio, alle 23!
Dopo 16 ore consecutive di lavoro eseguito in questo contesto, arrivano le 23 di domenica sera e.... sorpresa!! Con un livello di lucidità pari a zero, stanchezza al massimo, sonno arretrato (soprattutto per il presidente che tra sabato e domenica spesso non riesce a dormire per l'agitazione, per il timore che qualcosa possa andare storto), ecco che lo Stato pretende che i componenti di seggio controllino tutti i voti (circa mille schede), senza sbagliarne uno, leggendo, verificando e trascrivendo tutte le preferenze, compilando in duplice copia tutti i verbali e i tabellini costituiti da 50-100 pagine.

I conti non tornano
Se il numero di schede corrisponde al numero di votanti, ok. Altrimenti si deve trovare il problema e risolverlo. Ecco perché alcuni risultati arrivano magari il giorno dopo, perché i seggi possono trovarsi a dover lavorare, oltre alle 16 ore "normali" della domenica, altre 5, 7, 9 ore. Si fa il giro dell'orologio. Senza contare i diversi rappresentanti di lista che cercano di contestare ogni minima decisione, litigando anche tra di loro.

Dopo gli scrutatori inesperti, lo spoglio alle 11 di sera rappresenta la seconda assurdità, senza senso, come poco senso hanno le cose in Italia.

Il presidente di seggio non deve fermarsi mai
Finito qui? No. Ecco la terza perla dello Stato (o del Comune). Al presidente di seggio che deve fare lo scrutinio di più consultazioni, come ad esempio questo fine settimana, per le europee e per le amministrative o regionali, secondo voi, è stato detto di consegnare il materiale tutto insieme il lunedì sera alla fine di tutto? No, certo che no. Troppo semplice.
Finito il primo scrutinio (ad esempio le europee), verso le 04, le 05 del mattino di lunedì, il presidente deve andare dall'altra parte della città, con la propria auto, pagando la benzina non rimborsata, a consegnare tutto il materiale della votazione in questione, schede comprese. Un bel peso da portarsi dietro.
Questo è indispensabile? Al Comune servono le schede già domenica sera? No, assolutamente no. Potevano rimanere insieme a quelle delle altre consultazioni (amministrative e regionali) per poi essere consegnate tutte insieme, facendo fare meno viaggi inutili al presidente, che paga doppia benzina (non rimborsata), e facendolo riposare un po di più in vista del successivo spoglio al pomeriggio.

Finalmente a casa, ma non è finita
Il presidente arriva a casa alle 05, alle 06, alle 07 di lunedì, stremato, preoccupato, con l'ansia perché non sa ancora se è andato tutto bene. Dormirà sereno? Assolutamente no, con il pensiero che poche ore dopo si deve svegliare per andare nuovamente ai seggi (ore 14).

Si riparte infatti con l'altro scrutinio, altre 800-1000 schede, magari con 17-18 partiti differenti, ognuno dei quali potrebbe avere una preferenza tra i 20-30 in lista, aggiungendo poi il sistema complicato da registrare, dovuto al cosiddetto "voto disgiunto". Se non conteggiato bene potrebbe far saltare la quadratura dei conti e sappiamo che non si va a casa finché tutto non quadra.

Lunedì sera o notte, si terminano tutti gli scrutini previsti. Il presidente si carica nuovamente la propria automobile e va a consegnare il tutto al Comune. Spera che sia tutto in ordine, le matite saranno contate dagli incaricati del Comune, non ne deve mancare una.

Rapporto compensi/orario
38-40 ore di lavoro. Il presidente prende 157 euro, gli altri 120 euro. Una media di 4 euro all'ora.

Compensi fermi da 20 anni
Nel 1994 il presidente prendeva un compenso di 320 mila lire (cioè circa 160 euro).

Cosa significa?

Che i compensi sono rimasti indietro di 20 anni ma che il lavoro è diventato molto più difficile, complicato e stressante, senza contare il livello di inesperienza degli scrutatori, mandati in blocco allo sbaraglio. Tanto ci pensa il presidente di seggio a risolvere tutto. E se non riesce, pazienza, paga lui.

Questo articolo è stato scritto per dare voce ai numerosi presidenti di seggio che quest'anno si sono lamentati del nuovo sistema. Diversi hanno deciso che questa è stata la loro ultima volta nel ruolo di presidente.

Quanti presidenti di seggio si ripresenteranno alle prossime lezioni?

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