Elezioni, come funziona il voto disgiunto

In prossimità delle elezioni, in programma tra qualche settimana, tornano in voga tutti i dubbi solitamente presenti in occasione del voto. Dalla crocetta messa sul partito o sul nome, alla possibilità di scrivere o meno il nome di un candidato preferito.

Le regole che determinano la validità di un voto sono tante e cambiano a seconda del tipo di elezione (politica, regionale, europea, amministrativa....). D'altra parte siamo in Italia, dove la semplicità, dalla burocrazia alle leggi, non trova mai casa. Il nostro motto è: più le cose sono complicate, meglio è; così sono possibili diverse interpretazioni e, di conseguenza, differenti modi per aggirare la regola. Risultato: il caos, dove ognuno fa quel che vuole e dove molti non sanno come fare. Ma questa è un'altra storia, torniamo al voto.

In questa pagina vogliamo dedicarci ad un recente sistema di voto, più democratico ma particolarmente complicato, sia per gli elettori che per i componenti dei seggi elettorali che poi devono valutare la validità o meno del voto. Si tratta del cosiddetto "voto disgiunto".

Che cos'è e come funziona il "voto disgiunto"?
Prendendo in considerazione una classica scheda elettorale, costituita da un elenco di candidati ai quali è associata una lista (coalizione) di partiti politici e/o movimenti, solitamente il voto dell'elettore medio funziona così:
  • o mette una croce sul candidato
  • o mette una croce sul partito, trasferendo, di conseguenza, il proprio voto anche al candidato associato a quel partito.
Il voto disgiunto, invece, permette la segnalazione di una doppia preferenza. L'elettore, infatti, oltre a segnare con la solita "X" il nome del candidato di una lista, ha la facoltà di segnare il nome di un partito appartenente ad un'altra lista, che ha un candidato differente.

Il dubbio, a questo punto, è: ma a chi va il voto?
In pratica, per quanto riguarda la carica di presidente (ad esempio della Regione) vale la "X" messa sul nome del candidato. L'altra "X", messa sul nome di un partito estraneo alla lista del candidato scelto, serve solo per il conteggio relativo a quel singolo partito e non al candidato ad esso associato.

In pratica l'elettore vota, ad esempio, per il candidato "Bianchi" perché lo considera come leader ideale per governare, ma, allo stesso tempo, vota per un altro partito perché ne condivide la linea politica. In questo modo si cerca di far vincere un candidato e si cerca di tenere "in vita" il proprio partito.

Ecco un esempio grafico di "voto disgiunto" con un facsimile di scheda elettorale:

Il voto disgiunto - Elezioni
In questo caso l'elettore ha votato per il signor "Bianchi" della prima lista e per il partito 5 della seconda lista. E' quindi un voto valido e le due scelte saranno correttamente conteggiate.

Informazioni, aggiornamenti: rubrica Elezioni.

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